(Ri)scopriamo classici: “I dolori del giovane Werther”, Goethe

Bentornati lettori! Volevo parlarvi di un bel classico che ho letto ancora parecchio tempo fa, ma che ultimamente ho in qualche modo riscoperto. Il titolo in questione è “I dolori del giovane Werther” del grande grandissimo J. W. Goethe.

Allora, io potrei finirla qua dicendo che è una poesia lunga 156 pagine. Dall’inizio alla fine, un capolavoro. Più di qualche volta mi è capitato di fermarmi nella lettura solo per pensare a quello che avevo appena letto, e certi pensieri sono così profondi che mi sono entrati dentro e mi hanno toccata nel profondo.

Ecco cosa c’è scritto nel retro della mia edizione di Mondadori:

Al suo primo apparire, nel 1774, il Werther conobbe un successo senza precedenti nella storia della letteratura: romanzi ispirati a Werther, abiti modellati su quelli indossati da Werther, profumi intitolati a Werther invasero in breve tempo l’Europa. Nel 1787 Goethe pubblicò una seconda stesura, destinata a diventare un classico della letteratura mondiale. Ai nostri giorni, passate le mode e i furori wertheriani, e di là dalla sua importanza storica come primo grande testo del romanticismo, l’opera conserva un fascino profondo, una sua inconfondibile originalità che si dispiega nell’adesione della frase ai successivi stati emozionali del personaggio, ora rapito nell’osservare la bellezza estasiante di un frammento di natura, ora rinchiuso in se stesso, mentre nel suo cuore si agitano tempestose passioni. Una singolare “unicità” nell’accostare alla “prosa” di una esistenza volutamente semplice, vissuta in comunione con la natura, l’altissima “poesia” di un drammatico vortice di sentimenti.

Esempio primo di romanzo epistolare, trovo che anche l’introduzione al romanzo dello stesso Goethe sia spettacolare:

“Ho raccolto accuratamente tutto ciò che ho potuto trovare della storia del povero Werther, e qui ve l’offro; e so che me ne sarete grati. Alla sua mente e al suo cuore non potrete negare ammirazione e affetto, né lacrime al suo destino.

E tu, anima buona, che provi lo stesso suo affanno, dai suoi dolori prendi conforto; e questo libriccino divenga il tuo amico, se -o per sorte avversa o per tua propria colpa- non puoi trovarne altro più prossimo.

E quindi niente, io sono grata a Goethe e non ho negato a Werther ammirazione e affetto, e spero che voi farete lo stesso. Spero di aver aiutato coloro che ancora non conoscevano il romanzo a cominciare una lettura meravigliosa. Vi saluto, alla prossima 🙂

“Allora la lasciai chiedendole il permesso di rivederla lo stesso giorno; essa permise; e io son venuto; e da quel tempo il sole e la luna e le stelle possono girare a loro piacimento, ch’io non m’accorgo più se è giorno o notte, e tutto l’universo si perde intorno a me”

Recensione: “Il blocco dello scrittore”, Giulia Annibale

Bentornati lettori, e buon mercoledì di sole! Volevo parlarvi del primo libro della scrittrice e collega blogger Giulia Annibale (che vi consiglio di seguire su Thebookcaiseofmymind, dove troverete articoli su letture e tanto altro!). Ho avuto il piacere e l’onore di leggere da subito il suo libro, e la ringrazio ancora per la gentilezza di avermene inviata una copia. Vediamo subito di cosa si tratta 🙂

SINOSSI

Miranda è una giovane studentessa, frequenta l’università ed è da sempre appassionata di scrittura. Le sue ambizioni sono grandi: diventare una stella della letteratura e lasciare ai posteri il suo capolavoro immortale. Convinta di serbare dentro di sé la sacra fiamma dell’arte, nel quotidiano si trova invece a fare i conti con una realtà a dir poco frustrante: il blocco dello scrittore. Un portatile aperto, una pagina bianca, un cursore lampeggiante e nulla più.
Un giorno improvvisamente, dopo aver incontrato dei misteriosi venditori di libri e aver ricevuto in regalo un inquietante segnalibro, nella vita di Miranda ricompaiono i personaggi da lei inventati anni prima, creature che popolavano i suoi racconti mai finiti e abbandonati nelle pagine ingiallite di vecchi quaderni. Saranno loro, il Principe Lucertola, la Banshee, i Mastini, i Kappa e tanti altri, ad accompagnare la ragazza in un viaggio avventuroso, magico e liberatorio, nelle ombre del proprio cuore.

L’autrice: Giulia Annibale, classe 1991, veneziana, ha studiato Lingue orientali presso l’Università Ca’ Foscari, dove si è laureata nel 2014. Attualmente lavora in una libreria e gestisce un blog. “Il blocco dello scrittore” è il suo primo romanzo.

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Un libro che tocca una corda conosciuta a molti, ossia l’incapacità di trovare un’idea convincente che trasformerà un semplice documento di Word in un Libro rilegato coi fiocchi. La nostra protagonista Miranda è assalita dal temuto blocco dello scrittore, che la fa scivolare in una spirale di autocommiserazione e di sfiducia nelle proprie capacità. Se solo potesse tornare bambina, quando scriveva complicati racconti con estrema facilità, quando la sua manina continuava a scrivere e scrivere in innumerevoli quaderni, e la sua fantasia non frenava mai, allora riuscirebbe a trovare quella spinta che le serve. E in un modo che non potrebbe mai e poi mai immaginarsi, sarà proprio questo suo profondo desiderio a farle vivere l’esperienza della vita, che la metterà faccia a faccia con le sue più grandi paure. Chi lo avrebbe mai detto che quel ragazzo alla bancherella di libri usati le avrebbe sconvolto l’esistenza, regalandole un misterioso segnalibro da lui disegnato, con ritratto uno dei tanti personaggi inventati da Miranda. Comincia per lei il viaggio alla scoperta della verità che si cela dietro al ragazzo, a una strana libreria, ad un libro sconosciuto e a strani personaggi che si aggirano per le strade della sua città. Ma comincia soprattutto il suo viaggio alla scoperta di sé stessa, fino ad un finale sorprendente.

Che dire, ho cominciato a leggere e sono stata subito travolta da un’atmosfera alla “Cuore d’inchiostro”, dove tutto comincia nella più monotona normalità e all’improvviso arriva il punto di rottura che sconvolge questo mare calmo. Si tratta di un libro molto scorrevole, dalla scrittura piacevole e non scontata. Sebbene non faccia parte di un genere che solitamente prediligo, possiamo dire che si tratti di realismo magico, ho apprezzato l’incedere graduale di elementi fantasy e la buona alternanza tra fatti e pensieri, che trovavano sempre il loro spazio al’interno della storia. Nonostante sia un fantasy posso affermare che non è un libro immaturo o per bambini, ma che anzi può essere in particolari tratti dove la ragazza di lascia andare a violenti sfoghi contro le malvagie creature, anche abbastanza crudo e adulto. Forse mi sarebbe piaciuto vedere una crescita maggiore nel personaggio di Miranda, che sin dall’inizio è molto ancorata alle sue paure e alle sue irremovibili certezze. Ma quello che ho apprezzato di gran lunga di più è il finale, che ovviamente non vi svelerò 😉 Non vi resta che scoprirlo da soli!

Il mio giudizio finale su questo libro è assolutamente positivo, “Il blocco dello scrittore” merita di entrare nelle grazie dei vostri cari scaffali. A questo proposito, vi indico dove potrete correre a ordinarlo:

Edito da “Alter Ego” nella collana “Augh!”per giovani esordienti, potrete ordinarlo:

NEL SITO DELLA CASA EDITRICE

IBS

E a breve potrete anche trovarlo nella versione cartacea in libreria, quindi potete ordinarlo presso la vostra libreria di fiducia.

Spero di avervi dato uno spunto di lettura interessante, a presto con un nuovo articolo! -Bea 😀

I posti che.. #TAG!

Buuuona domenica lettori di Sospiri Condivisi, come state? Oggi vi propongo questo tag stra carino a cui sono stata nominata ancora più di un mese fa, ma.. me ne ero dimenticata, lo ammetto. Ora sono però più che decisa a rimediare!

Ringrazio Elisa per avermi taggata e quindi correte sul suo blog, mi raccomando! (Start a Free Life). E cito anche il creatore del tag, Neogrigio.

Ci tengo a precisare, come detto dall’ideatrice del tag, che per posto non si intende esclusivamente una città, è infatti possibile anche menzionare un monumento, una piazza, una vista, qualsiasi cosa che abbia suscitato un’emozione, e se si è indecisi anche più soggetti per risposta.

Il posto che.. PORTI NEL CUORE

Direi un angolino preciso nell’orto di mio nonno. Si tratta di un muretto mezzo crollato, all’ombra di un grande albero di fico, con davanti la vista della campagna. È dove mi metto sempre a leggere, perché è così tranquillo e confortevole che posso davvero staccare la spina e concentrarmi sulla lettura.

il posto.. PIÙ DIVERTENTE!

Qui sono un po’ indecisa, perché io riesco a divertirmi in qualsiasi posto con la giusta compagnia! Mi vengono in mente la solita discoteca dove ci troviamo tutti per far festa, l’Aqualandia di Jesolo con tutti quegli scivoli che mi fanno venire le vertigini al pensiero, il lungomare di Jesolo il sabato sera, i compleanni delle amiche.. davvero, non so scegliere.

Il posto.. PIÙ COMMOVENTE

Avete mai visto un tramonto a Venezia? Le luci, l’atmosfera magica e sospesa, la poesia di ogni angolo, ogni minimo dettaglio che ti fa mancare il fiato e pregare che quel momento duri per sempre, quando ti senti gonfiare il petto e speri di poter vivere di bellezza.

Il posto… PIÙ SORPRENDENTE

Palermo. Non ero mai stata in sud Italia e la prima volta è stata appunto lo scorso novembre. Io so solo di aver lasciato un pezzettino del mio giovine cuoricino lì, e soprattutto per le persone che ho conosciuto. Perché so che se magari il ricordo dei musei visti o delle strade percorse può col tempo svanire, sono altrettanto sicura di non poter dimenticare la loro generosità e spontaneità, che porterò sempre con me.

Il posto… PIÙ GUSTOSO

Ma di nuovo Palermo senza dubbio alcuno! Mamma mia non avevo nemmeno idea che certe cose si potessero friggere prima di arrivare lì! Ho mangiato e bevuto cose stratosferiche, il paradiso delle mie papille gustative.

Il posto… CHE TI HA LASCIATO UN RICORDO PARTICOLARE

San Candido, in Alto-Adige. Ci sono stata più volte, ma ho dei ricordi d’infanzia che rimangono indelebili nella mia memoria. Quali? Il sapore dei Würstel comprati alle bancarelle e mangiati sfogliando un giornalino di Biancaneve nuovo, il museo dei dinosauri e la caccia alle pietre colorate con mio fratello, piccole cose che però sono molto importanti.

Il posto… PIÙ ROMANTICO

Siccome non ho viaggiato molto, il posto più romantico che mi viene in mente è sempre qui vicino. Venezia all’ora del tramonto, o al’alba, la vista dal ponte di Rialto, ma anche gli angolini nascosti che sfuggono ai turisti, tutto è poesia.

Il posto che… VORRESTI RIVEDERE

Milano sicuramente, ho visto proprio poco o niente quindi mi piacerebbe ripassarci, ma anche un castello che ho visitato in Austria da bambina e che mi ha fatto sentire come una principessa.

Un posto… DOVE TI PIACEREBBE ANDARE

In. Ogni. Singolo. Angolo. Del. Pianeta. Dico davvero. Ovunque. Partendo dall’Islanda. Ho sempre avuto una fissazione per l’Islanda, e non chiedetemene il motivo perché non saprei rispondervi.

Allora, il tag è finito, scrivendo di questi posti mi sono ricordata di momenti unici e di esperienze che avevo sepolto nei meandri della memoria, quindi ne sono rimasta molto colpita. detto questo, sentitevi tutti nominati, ci sentiamo presto. 🙂

 

 

 

(Ri)scopriamo classici: “Racconti di Pietroburgo”, Gogol’

Buongiorno lettori! Sono molto contenta di riuscire a scrivere con maggiore assiduità rispetto al solito, e spero di continuare così. Oggi volevo parlarvi della raccolta di racconti su San Pietroburgo di Nikolaj Gogol’. Cominciamo portando subito alla luce la mia grande ammirazione per la letteratura russa ottocentesca, per capirci l’epoca d’oro che vide nascere dei maestri indiscussi della letteratura e poesia in genere: Puškin, Gogol’, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj e molti altri.

I Racconti di Pietroburgo di Gogol’ comprendono cinque storie ambientate nella cità russa, che in caso non lo sappiate, a causa dei numerosi canali e isolotti è chiamata “Venezia del Nord”.

Il primo racconto, “La prospettiva Nevskij”, aprendosi con la descrizione di quella strada magica che è la via principale di Pietroburgo, prosegue con le vicende di due personaggi. Incontriamo in una fredda sera russa il giovane e timido pittore Pìskariëv e l’arrogante tenente Pìgorov. Entrambi decidono di seguire due giovani donne che ritornano a casa, ma mentre il primo scoprirà di aver donato il cuore ad una bella prostituta, il secondo si ritroverà a fare una corte spietata ad una fanciulla già sposata.

Proseguiamo con “Le memorie di un pazzo”, che nell’edizione che sono riuscita ad acchiappare io è intitolato”Il re di Spagna”. Si tratta del diario di un povero e mediocre burocrate che racconta il suo viaggio nella follia e nella completa perdita della propria identità. L’uomo è invaghito della figlia del suo capo, e recandosi a casa della ragazza sottrae delle lettere, convinto che siano state scritte dalla cagnolina della sua amata, nelle quali è però evidente il disinteresse della ragazza. L’uomo, che non si da per vinto, si proclama re di Spagna credendo che il trono sia rimasto vacante. Si dichiara dunque alla sua bella e comincia a cucire lui stesso il suo nuovo manto reale, ma pare che non tutti vedano in lui il nuovo monarca. Viene infatti rinchiuso in un manicomio, anche se non è quello che crede i protagonista, convinto di essere stato finalmente portato alla corte spagnola.

C’è poi un racconto chiamato “Il ritratto”, storia di un misterioso ritratto dagli occhi estremamente espressivi che fa la fortuna del giovane artista Ciartkòv. Dalla cornice del ritratto salta infatti fuori un gruzzolo d’oro che rende il pittore molto ricco e popolare. L’artista comincia quindi a produrre sempre più opere che sono però sempre meno originali e, una volta vecchio, si rende conto di aver sprecato la propria vita nella mera ricerca del denaro. Il racconto a questo punto si interrompe e riprende qualche anno dopo, quando si sta battendo all’asta proprio il ritratto. All’improvviso entra nella sala il pittore B. che inizia a raccontare la storia dell’uomo raffigurato nel dipinto. Si trattava di un usuraio che in qualche modo faceva impazzire tutti coloro a cui prestava del denaro. Questa maledizione si è poi trasmessa a colui che ne ha dipinto il ritratto, ossia il padre del pittore B. L’uomo è deciso a distruggere quella terribile opera, che è però improvvisamente, inspiegabilmente sparita.

Il quarto racconto è chiamato “Il mantello”. Narra la storia di un funzionario di nome Akakij Akakievič, deriso dai colleghi per il brutto aspetto. Quando però, dopo aver risparmiato per mesi, riesce a comprarsi un nuovo bellissimo cappello, la sua vita migliora sensibilmente. La sua gioia è però solo una brevissima parentesi, perché mentre torna a casa dopo una festa dal collega, il nuovo mantello gli viene rubato da un gruppo di delinquenti. L’uomo, devastato dalla perdita dell’oggetto, muore. Il finale assume però un valore fantastico: lo spettro di Akakij Akakievic semina la paura in città, continuando a rubare i mantelli di tutti i passanti. La sua furia si placherà solo dopo aver spaventato un preciso funzionario dei piani alti, avendo così la propria vendetta.

Ci sarebbe anche un altro racconto chiamato “Il naso”, ma la mia edizione ne è sprovvista quindi non saprei parlarne con chiarezza.

Vi consiglio con tutto il cuore la lettura di questi racconti, non tanto perché dotati di trame o finali fantastici e completamente inaspettati. Ve ne consiglio la lettura per gustarvi tutto quello che c’è in mezzo, lo stile di Gogol’ e l’atmosfera che potrete trovare solamente in testi russi. (Per questo non ho ritenuto uno sproposito rivelarvi i finali dei racconti, proprio perché penso che siano il minimo)

L’importanza che Gogol’ ha avuto nella letteratura della sua epoca e successive è tanta che 1- chi sono io per dirlo, 2- servirebbero millemila discorsi di critici bravissimi. Prenderemo solamente come esempio questa citazione di Doestoevskij che può benissimo racchiudere il tutto :“Siamo tutti usciti dal mantello di Gogol'”.

Eccoci alla fine, fatemi sapere che cosa ne pensate, a presto!

 

#Book tag: Happy book!

Buooona domenica! Mi sono resa conto di avere svariate nomine a bellissimi tag lasciate lì in disparte e quasi dimenticate. Ma siccome io stravedo per i tag e penso che siano un’occasione perfetta per conoscersi meglio, ho deciso di fare un po’ di pulizie di primavera. (Beatrice ormai è estate..)

Ero stata nominata per questo tag ancora un mesetto fa da Francesca di A tavola coi libri. Se ancora non la seguite affrettatevi perché è davvero in gamba e simpatica:)

E quindi, dato che sono già in ritardo di un mese, direi di procedere subito.


 

Cosa ami nel comprare nuovi libri?   

Non saprei propriamente descriverla a parole, ma mi piace pensare di star per “conoscere” una nuova storia, di riuscire ad ampliare i miei orrizzonti attraverso il semplice atto di leggere della carta stampata. Quando compri un nuovo libro è come partire per un nuovo viaggio, che alla fine piaccia o meno, è pur sempre un nuovo inizio.

Quanto spesso compri libri?

Se fosse per me comprerei libri ogni giorno della mia vita, quindi devo cercare di regolarmi per non spendere patrimoni in libreria. Anche se mi piacerebbe possedere TUTTI i libri che leggo, molto spesso me li passano o li prendo in prestito in biblioteca.

Libreria o negozio on-line?

Senza alcun dubbio libreria! Soprattutto se piccolina, che quando entri ti accoglie un’atmosfera ovattata che mi fa venire voglia di piantare lì la tenda e passarci giorni.

Hai una libreria (bookstore) preferita?

A Treviso c’è la libreria IBS che è super fornita quindi vado lì quasi sempre.

Preordini i libri?

In realtà non mi è mai capitato.

Hai un limiteb prefissato di libri acquistabili in un mese?

No, come ho detto prima non ne compro moltissimi, dato che comunque i soldi deve sborsarli mammà 😉

I divieti di acquisti sui libri fanno per te?

Divieti? Quali divieti?

Quanto è lunga la tua wish-list?

Uno dei primi articoli sul blog è proprio una wish-list, anche se estremamente limitata a soli 25 libri. Poi però mi sono resa conto che sbadata come sono non mi ricorderei mai di segnarmi ogni titolo che mi interessa, quindi ogni volta che compro vado a memoria o a intuito! (Ps: se ci fosse, sarebbe lunga papiri e papiri)

Nomina tre libri che vorresti possedere ora.

Prendendo come riferimento sempre la stessa wish-list sopra citata ( che è questa):

  1. Il buio oltre la siepe, Harper Lee
  2. La meraviglia degli anni imperfetti, Clara Sanchez
  3. Memorie di una Geisha, Arthur Golden

 

Nomino infine questi due blog:

A presto!

 

 

 

Consiglio di lettura: Novecento, Alessandro Baricco

Buongiorno cari lettori, come va? Spero che stiate tutti bene, mi piace immaginarvi distesi sul lettino in una spiaggia mozzafiato. Volevo parlarvi di questo libriccino che mi è stato consigliato, caldamente è dir poco, da un’amica che se ne è perdutamente innamorata. Non potevo snobbare questo sentimento così profondo e ho deciso di leggerlo anch’io. Un bel martedì sera, prendo in mano Novecento e per un’ora e mezza mi scordo di essere seduta sul divano, morendo di caldo e con le zanzare che fanno di me una lauta cena. Io non sono sul mio divano, io sono sul Virginian e sto ascoltando le note di questo pianista che è diventato leggenda, nato e cresciuto su questa nave, che nella sua vita ha viaggiato per il mondo ma che in realtà il mondo lui non l’ha mai visto. Sto ascoltando la musica di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, le note che la compongono che sono tutto tranne che normali, che sembra vengano dall’altro mondo, o quasi. Questo è in breve quello che ho provato leggendo questo testo, definito da Baricco stesso “un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce”.

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“Novecento” è nato come sceneggiatura per uno spettacolo teatrale diretto al regista Gabiele Vacis, che con l’attore Eugenio Allegri ha debuttato nel 1994 al Festival di Asti. “Novecento” è un monologo dalla trama estremamente semplice. Racconta la storia di Novecento, il pianista straordinario capace di suonare una musica mai sentita prima. Si diceva che fosse nato sul Virginian, piroscafo che negli anni tra le due guerre solcava l’Oceano Atlantico tra America e Europa, e che da lì non fosse mai sceso. Non si può dire che sbagliassero. La storia è raccontata da Tim Tooney, il suonatore di trombone diventato in sei anni sul Virginian il migliore amico di Novecento, senza tuttavia riuscire mai a capirlo davvero.  Il libro è uscito per la prima volta nel 1994. Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sul’oceano.

Non è il primo libro di Alessandro Baricco che leggo, anzi. A 14 anni ho scoperto “Oceano mare” e me ne sono innamorata, l’ho letto più volte e non mi ha mai stancato. Poi “Castelli di rabbia”, stessa storia. “Questa storia”, “Smith e Wesson”. Lo stile di Baricco rimane sempre lo stesso, eccentrico, un po’ contorto, che rende difficile in molti casi capirci giusto e non perdere il filo della storia. Eppure in “Novecento” la scrittura diventa molto più semplice e diretta, anche per lo scopo finale dell’opera, ossia essere interpretata.

Sono solo 60 pagine, e per questo una sera è sufficiente per leggerlo, e se non si ama andare a letto presto anche per vedere il film che ne è stato tratto. Ve lo consiglio con tutto il cuore, fatemi sapere (come al solito, mi interessa saperlo!) cosa ne pensate, a presto!

Recensione- Qualcuno con cui correre, David Grossman

Buon sabato lettori! Ho deciso di distrarmi da questo caldo afoso che ormai ricopre ogni cosa e pubblicarvi una bella (si spera) recensione. Si tratta di “Qualcuno con cui correre”, di David Grossman. A voi 🙂

TITOLO: Qualcuno con cui correre

AUTORE: David Grossman

EDITORE: Mondadori

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2000

Assaf è un timido e impacciato sedicenne a cui viene affidato il singolare compiqualcuno-con-cui-correre-copertinato di rintracciare il proprietario di una cagna abbandonata, lasciandosi guidare dalla stessa tra i vicoli e le strade di Gerusalemme. Correndo dietro all’animale Assaf giungerà in luoghi nei quali non pensava di mettere mai piede, e conoscerà strani e misteriosi personaggi. E piano piano nella sua vita comincerà a farsi strada la storia di Tamar, la padroncina di Dinka, la cagna. La ragazza è scappata di casa per salvare il fratello tossicodipendente finito nella rete di una banda di malfattori, e per questo farà sacrifici e metterà in discussione la sua intera esistenza. In un romanzo che come pochi altri è in grado di semplicemente penetrare nel grande mistero dell’adolescenza.

 

Dopo un’inizio che per qualche ragione non riusciva a prendermi completamente, il libro mi ha quasi stregata e l’ho finito in un batter d’occhio. Non so spiegarmi questo cambiamento repentino, ma probabilmente è perché solo addentrandosi in profondità nella trama e nella dinamica della storia si riesce ad apprezzarla fino in fondo. Detto questo, non posso fare a meno di dire che è stata una lettura stupenda, che mi ha emozionato e lasciato molto a cui riflettere.

“Qualcuno con cui correre”, sebbene non sia un saggio, indaga sul grande tema dell’adolescenza senza quella patina di formalità e distacco propria appunto dei saggi, e questo rende la storia molto vera e sincera. Soprattutto nei diari della co-protagonista Tamar ci si rende conto che problemi che agli occhi di un adulto inconsapevole possono sembrare sciocchezze, assumono un’importanza e una gravità non indifferenti nella mente di un adolescente che si sente incompreso e inevitabilmente diverso dai coetanei. Non è facile per me in questo momento parlare dell’adolescenza in terza persona, in quanto ci sono dentro fino alle ossa, ma mi sento comunque di fare queste riflessioni. Consiglio questo libro a chiunque, in quanto scritto bene, piacevole e dalla trama originale, ma ancor più a tutti gli adolescenti lì fuori che stanno leggendo questo mio post, perché sono sicura che voi, come me, potrete trarre il massimo da questo romanzo.

È anche vero che in certi momenti avrei voluto essere dentro alla storia giusto per poter schiaffeggiare Assaf e chiedergli cosa diavolo stesse facendo. Sarà che se fosse una persona reale potrei affermare di essere molto diversa da lui, ma vederlo inerme e muto i certe situazioni mi faceva montare dentro una rabbia che me ne sono stupita io stessa. D’altronde non è che un altro punto in favore di Grossman, quello di aver creato dei personaggi e delle dinamiche in grado di attrarre e coinvolgere il lettore a tal punto .

Vorrei concludere ricavando velocemente il succo di tutto questo discorso, ossia: libro consigliatissimo, impegnato ma non troppo, accattivante e introspettivo. Buona lettura!

Fatemi sapere cosa ne pensate se lo avete già letto o se avete intenzione di farlo, spero che la mia recensione vi abbia anche solo un po’ aiutato, a presto! 😀